Berchidda

 

 

 

Sulla sommità del Monte Acuto, tra una foresta di picchi, guglie e roccioni, si trovano i pochi ruderi del Castello omonimo a dominio del Lago del Coghinas e di tutto il circondario e da cui si vede il paese e tutta la valle del rio Mannu. Il castello apparteneva al giudicato del Logudoro di cui Berchidda faceva parte e di cui anzi segnava i confini con quello di Gallura. Del castello si racconta anche la favola di un bizzarro espediente, escogitato una volta dai castellani assediati. Per dimostrare che non si sarebbero mai arresi per fame, bombardarono dall'alto delle mura gli assalitori con numerose e grandi pezze di formaggio. La favola è a lieto fine, perché l'assedio, di fronte a tanta prosperità, fu tolto Berchiddacontinua per Calangianus... repentinamente. E la prosperità dell'agricoltura e della pastorizia di Berchidda continua a farne uno dei paesi più floridi della zona grazie alla felice posizione montana e alla ricchezza d'acqua. Anche il territorio di Berchidda è avaro di reti e tracce dell'antica frequentazione dei nostri antenati al contrario invece della vicina Ozieri il cui territorio è un unico immenso parco archeologico. Solo recentemente si è potuto identificare da queste parti il territorio del popolo dei Bàlari, che insieme agli Iliensi e ai Corsi era il più importante di quelli dell'interno della Sardegna. Fra il territorio di Monti e Berchidda è stato infatti rinvenuto un grande masso in granito con incise le direzioni e le distanze dei confini di competenza dell'antico popolo negli anni intorno al primo secolo dopo Cristo. Numerosi cippi militari e di tratti di massicciata indicano che da queste parti transitava anche la strada romana che da Hafa; nei pressi di Mores, arrivava ad Olbia, passando per Luguido, vicino Oschiri, Monti e Telti. Tra i monumenti, stavolta ambientali però, poco oltre la cantoniera di Concarabella, nell'omonima località, alcuni esemplari assai rari di Ginestra dell'Etna. Non si tratta del tipo arbustivo da noi frequente, bensì di un vero e proprio grande albero secolare, anch'esso dall'intensa e profumata fioritura gialla, che raggiunge i dieci metri di altezza e quasi due di circonferenza. Usciamo da Berchidda per via Monte Acuto e percorriamo una strada campestre che comincia a salire leggermente attorno al monte Ruinas e a quello Azzarina. Superato il ponte di Su Fraile arriviamo ad un bivio che a destra ci porterebbe al vivaio di S'Erittu. La nostra strada prosegue con vista a sinistra del Monte Acuto e del lago del Coghinas e un bel paesaggio di campi coltivati e ricco di querce. Sulla destra il recente , e forse stridente, rimboschimento di pini sul versante del monte Fraile. Nei pressi della sorgente di S'Eriteddu, che incontriamo più avanti, la strada si biforca ancora e noi ci dirigiamo per la nuova diramazione a sinistra entrando subito nella profonda e stretta valle di Sa Soriana, ricoperta da un fittissimo bosco di lecci e dove, nel fondovalle, scorre n torrente. Procediamo sempre per la bella strada forestale che dopo un'altra sorgente aumenta la sua ripidità con alcuni tornanti e ci conduce a Su giuncu da cui deviamo verso nord. Ora la vegetazione è bassa, prevalentemente erica e corbezzolo, fino ad arrivare ai grandi rimboschimenti di pini che coprono gran parte del Monti del Limbara. E qui ormai le cime della seconda catena montuosa sarda incombono con i loro enormi cumulidi granito macchiettati di muschi e licheni. Questi creano insieme ad una selva di tralicci radio un'atmosfera da fantascienza. In basso a sinistra veiamo le case dell'oasi alpestre di Valliciola nella foresta demaniale del Limbara. Appunto nell'area turistica di Valliciola possiamo visitare l'unica piantagione sarda di sequoia gigante, importate direttamente dalla Sierra Nevada in California, nel 1984 per il rimboschimento del Monte Limbara. Gli esemplari dello straordinario albero raggiungono circa i 30 metri e hanno una circonferenza media intorno ai 2 metri e mezzo. Più avanti la nostra stradina forestale incrocia quella asfaltata che porta proprio fino alle cime, dove ci si può arrivare ma solo dopo due ore di camminata in salita. L'asfalto termina sulla Punta balestrieri a 1359 metri d'altitudine e da qui per ricompensarci della fatica, possiamo finalmente vedere per la prima volta nel nostro viaggio le Bocche di Bonifacio e anche le montagne della Corsica. Ad est c'è tutta la costa di Palau, Olbia e Tavolara, ad ovest le pianure dell' Anglona, a sud ancora le nostre tappe precedenti: l'Ortobene, il Corrasi e infine il Gennargentu. Su una di queste vette, la Punta Sa Berretta, un altro famoso escursionista, il La Marmora, stabili un punto trigonometrico che riuscì a collegare con l'isola di Montecristo. col Monte Rasu nel Goceano, con Nostra Signora di Bonaria ad Osilo, con la punta della Scomunica nell'Asinara, e ancora con Capo Testa di Santa Teresa, il Monte Teialone a Caprera, e il Capo Figari sul Golfo di Olbia per finire col Monte Albo di Siniscola. Tanto per darvi un'idea dell'immenso panorama che si può ammirare dal Limbara. E sempre da Punta Balestri possiamo renderci conto del percorso che ancora dobbiamo compiere per terminare il nostro viaggio. Ci attendono ancora fitti boschi di sugheri e selvagge vallate dei graniti della Gallura fino a raggiungere le coste di Santa Teresa. Ridiscendiamo e riprendiamo la stradina sterrata che attraversa quellq asfaltata per dirigerci lungo ripidi tornanti al Rio Littaghiesu, nella profonda vallata ricca di boschi di querce e di ciu abbiamo potuto ammirare dall'alto di Punta Balestrieri. Deviamo quindi a destra per un'altra strada forestale che ci porta in una località, chiamata le Grotte, invasa da enormi blocchi di granito ai piedi del Monte Biancu. Il ventre di questi blocchi megalitici è stato adattato dalla mano dell'uomo a rifugio di bestie e pastori. Oggi questi sono in disuso ma i muretti a secco sopravvivono ancora al tempo e all'incuria. Dal valico del Monte Biancu scendiamo ripidamente fino ad incontrare una striscia frangifuoco. Abbandoniamo la stradina e attraversiamo una bassa ma fitta macchia che circonda lo stazzo Razzucciu. Qui incontriamo una nuova strada campestre che ci conduce alla Madonna delle Grazie, costruita recentemente sui ruderi di un'antica chiesa dedicata a Paolo l'Eremita. Il santo è nelle leggende dei sardi, ricorrente per la sua attività di redenzione e conversione dei fuorilegge. Uno di questi appunto, per ringraziarlo d'averlo salvato dalle ferite di uno scontro armato, costruì il santuario presso cui ci troviamo. La strada campestre prosegue ora asfaltata per due chilometri attraversando i bei boschi di sughere fino ad arrivare alla strda statale n°127. Percorriamo quest'ultima per altri due chilometri e raggiungiamo Calangianus dove potremo sostare e riposarci dalla camminata che dovrebbe averci impegnato per almeno dieci ore.